Il Castello

Il Castello, visto da Caneva.

Sarone in Piazza

Sarone in piazza con i suoi colori.

Panorami

I Panorami di Caneva, prima di salire!

Un paese, mille chiese

Particolare della Chiesa di San Marco, Stevenà.

Festa Mediavale

Il Castello di Caneva vive.

La via dei Lavatoi

Le lavatrici di un tempo.

Caneva

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Comune di Caneva: Ricchezze e Particolarità

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Il comune di Caneva è situato al piede sud dell'altopiano del Cansiglio, in Friuli Venezia Giulia nella provincia di Pordenone. Il comune si trova a 57 metri dal livello del mare, due terzi del suo territorio sono montani o pedemontani, il resto è pianura e collina.
Il suo territorio è tipicamente collinare, ha una superficie intorno ai 42,5 chilometri quadrati ed ospita 6.541 abitanti, raccolti in 2629 famiglie, concentrati nel capoluogo, e nelle frazioni di Fiaschetti, Fratta, Stevenà e Sarone. Fanno parte del Comune di Caneva le località Lama de Carpen, Lama de Som, Maloria, Prà della Scala, Gaiardin e La Crosetta. Ha una densità di 155,9 abitanti per kilometro quadrato (al 30-12-2011)
Caneva è gemellata con il comune bavarese di Neumarkt-Sankt Veit (Germania) ed ha un patto di amicizia con Meilhan Sur Garonne (Francia). La Sede comunale è in piazza Martiri Garibaldini 8, tel. 0434.797400.

 

CANEVA TERRA BUONA

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Oltre ai resti del borgo castellano e della sua chiesa che ospita affreschi del ‘400 e del ‘500, Caneva offre al visitatore altre mete di particolare interesse. Prima di tutte va ricordata la parrocchiale del capoluogo, realizzata in stile lombardo (1822); in una delle sue cappelle si trova anche il celebre trittico su tavola (San Nicolò, San Rocco e San Sebastiano), pregevole opera di Francesco da Milano, datata 1512. Da segnalare anche le due sculture raffiguranti la Madonna, eseguite dagli artisti locali Enrico Chiaradia e Domenico Rupolo, oltre al grande dipinto del soffitto della navata centrale, che rappresenta la “Caduta degli Angeli Ribelli”, opera di Giovanni De Min. Di pregio pure il fonte battesimale, realizzato dal lapicida coneglianese Geronimo (Hieronimus), discepolo del Pilacorte nel 1558.

Degna di nota anche la chiesa di Sarone, che ospita due pregevolissimi altari in legno dorato, opera dei Ghirlanduzzi di Cèneda, ed un fonte battesimale di assoluto pregio, una pala d’altare raffigurante Sant’Antonio di Padova di Moretti-Larese, tele di Antonio Del Favero e, opera pregiata ancorché di piccole dimensioni, la porticina della nicchia per gli Olii Sacri, dipinta da Francesco da Milano, ora presso il Museo Diocesano e sostituita con una copia realizzata da Innocente Bressan. Non da meno sono la Chiesa di Fratta, con tela di Francesco da Milano, dipinti di Antonio Dal Bavero, ma  anche la parrocchiale di Stevenà che, espone una importante tela di Andrea Vicentino sull’altar maggiore, tele del cadorino Giuseppe Ghedina e statue di Giovanni Masutti sulla facciata. 

Notevoli residenze sono la Villa Pietranna (Rupolo), impreziosita da motivi liberty, la Villa Zancaner, bell’esempio di dimora signorile di campagna (XIX secolo) e la Villa Lucchese, opera del locale architetto Domenico Rupolo, allora tra i più noti del Friuli, esecutore tra l’altro anche delle Ville Frova, Carli, De Marchi e Damiani di Stevenà

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Chiesa parrocchiale di Caneva

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Interno della chiesa parrocchiale

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Chiesa parrocchiale di Sarone

 

Il territorio, alla congiunzione tra pianura e montagna, offre ovviamente panorami d’incanto che variano man mano che si sale  verso il bosco e la foresta del Cansiglio.  Al piano invece, le sorgenti del Livenza con il sito archeologico del Palù dichiarato patrimonio UNESCO (41° in Italia e 950° nel mondo), ma anche i colli e le campagne, rendono il territorio veramente interessante e caratteristico dal punto di vista paesaggistico. 

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La foresta del Cansiglio

TERRA DI ARTISTI

Sono veramente numerosi i cittadini di Caneva che, nella sua lunga storia, si sono distinti nei vari campi dell’arte e della cultura in generale. Da architetti a pittori e scultori, da ricercatori a scrittori e poeti, da religiosi a militari sono talmente tanti che rischieremo di allungare troppo la lista. Per quanto possibile, ci riserveremo di aprire una apposita casella nel proseguo del lavoro, perché potrebbe rivelarsi interessante...… Per il momento, ne ricordiamo due per tutti, quelli “storici” fra i più recenti, le cui opere sono ancora visibili sul territorio ed altrove: gli architetti Enrico Chiaradia e Domenico Ruolo ed un militare: il
Generale Costantino Cavarzerani, “papà dell’Ottavo Regimento alpini”.

I PRODOTTI DELLA TERRA

La zona fruisce di un microclima costantemente riparato dalle prealpi Carniche  che deviano le correnti fredde del nord e dell’ovest mentre, di notte, gode dell’inversione termica generata dal vicino mare Adriatico.  Tutto ciò caratterizza il territorio e favorisce lo sviluppo di fiorenti colture che, dopo il progressivo abbandono seguito all’industrializzazione degli anni ’60, si ripropongono per l’assoluta qualità dei prodotti agricoli.   

Accanto ai più celebrati vini che, fin dall’epoca medievale comparivano sulle tavole di papi, patriarchi e nobili, quali il Picolìt, il Marzemino (Tendrét) ed il Verdiso (Gropéto) che paiono aver avuto qui le loro origini, vi si trova il Cabernet il Merlot, o, ora il ricercato il Prosecco. 

Grande espansione gode l’olivicoltura e la coltivazione del fico “Figo Moro da Caneva,  prodotti qualificati per la loro bontà sin dal ‘400.

Una storia a parte, diventata addirittura “arte”, è data dalla produzione locale dei formaggi, degli insaccati di maiale e del miele, prodotti in grado di riproporre gusti e sapori ormai spesso dimenticati. Oggi, nei pressi della sorgente “il Molinetto”, in quel di Sarone vicino al sito UNESCO del Palù, è attiva anche la produzione di birra artigianale di qualità superiore, grazie anche alle caratteristiche uniche dell’acqua di quella sorgente.

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I vigneti di Caneva

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Il Figo Moro da Caneva, pregiato prodotto tipico

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Caneva è rinomata anche per il suo olio d'oliva

 
 

Caneva, porta del Friuli

Una fra le peculiarità di Caneva è la sua posizione geografica che la vede alle porte del Friuli, a 80 km. da Venezia e 130 km. da Trieste, ai piedi di quella pedemontana friulana che le permette di essere tanto comune di montagna quanto di pianura. Il suo territorio di 42,5 km.2 è per un terzo in pianura e per due in montagna. Questa posizione offre al turista tre differenti visioni: il centro abitato in piano o al massimo in collina, il panorama mozzafiato che, salendo la prima montagna, permette di spaziare con lo sguardo dalla laguna di Venezia al golfo di Trieste alle montagne del Carso, fino a giungere alla foresta del Cansiglio, il famoso “bosco storico della Serenissima”. Ecco spiegata la naturale propensione di Caneva al turismo. Il microclima e la “gente”… fanno il resto!

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Storia di Caneva - Gioiello Archeologico

La presenza umana nel suo territorio risale al 10.500/11.000 a. C. con il ritrovamento  dei resti di un accampamento di cacciatori, scoperto dai ricercatori dell’Università di Ferrara, nei pressi del Boss de la Lum.   Altre consistenti tracce d’un insediamento umano di lunga durata, sono emerse nel sito del villaggio palafitticolo del Palù del Livenza, da poco diventato patrimonio dell’UNESCO, dove si sono rinvenuti importanti reperti databili tra il Tardo Neolitico e l’Eneolitico (4.000 – 1500 a.C.). La presenza storica dell’uomo continua nell’area del Castello, precedentemente castelliere (1500 a.C.) e, successivamente insediamento romano, come testimonierebbe anche il toponimo “Caneva”.

 

UNA LUNGA STORIA TRAVAGLIATA

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La comunità, come oggi s’intende, prende forma quando gli abitanti dei colli e della pianura decisero di riunirsi al riparo delle mura di un borgo, per sfuggire alle numerose invasioni barbariche, la più devastante delle quali fu quella degli Ungari, completando così, verso l’anno 1000, la struttura fortificata sul colle. Dal 1034 Caneva passa sotto il Patriarcato di Aquileia e vive però un nuovo periodo difficile a causa della sua posizione strategica che la vede al confine occidentale dei territori ma contemporaneamente anche di prestigio se si considera la particolare concessione di rappresentanza consentita ad un eletto dal Consiglio della sua Comunità, quale membro del “Parlamento della Patria”, oltre al privilegio della custodia di tre grossi mercati a Sacile: quello del Rovere, il giorno di Santa Croce (14 settembre), quello di San Martino, (11 novembre) e quello di San Lorenzo (10 agosto) per animali da cortile e volatili. 

La prepotenza dei sacilesi di allora, la loro abilità nel farsi approvare norme a favore, aggiudicandosi privilegi già di Caneva contribuirono a creare quell’antagonismo durato secoli che animò i rapporti tra vicini. Vi furono anche altre liti e controversie con Cordignano e Fregona per questioni riguardanti la “Strada del Patriarca” un’importante via d’accesso al Bellunese.  Durante il periodo patriarcale Caneva si trovò spesso a subire le conseguenze degli scontri tra Patriarchi, Trevigiani e Caminesi. Poi, con il tramonto del Patriarcato, passò sotto il dominio della Repubblica Veneta (1419) e vi rimase fino alla caduta di quest’ultima nel (1797). Seguirà un periodo di pace e di relativa tranquillità che permise a Caneva uno sviluppo non solo economico-commerciale ma anche quello culturale e, soprattutto, artistico.

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Villa Frova

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Le vestigia del Castello che domina Caneva

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Tracce degli antichi splendori

DA VENEZIA... ALLA CADUTA DI VENEZIA

Anche Caneva tuttavia, come gran parte dei  comuni della pedemontana friulana occidentale, subì gravi conseguenze in occasione dell’invasione dei Turchi, negli ultimi decenni del 400, e poi per le vicende relative alla guerra di Venezia contro al La Lega di Cambrai, agli inizi del 1500, che determinarono più volte il passaggio del comune da un ‘padrone’ all’altro. Questi secoli registrano, tra l’altro, una grande produzione di atti notarili, molti dei quali conservati, forniscono notizie utilissime per ricostruire aspetti della storia locale. 

Sul versante religioso si registrano varie visite pastorali dei vescovi, le cui relazioni, ricche di notizie, costituiscono una fonte preziosissima anche per la ricostruzione della situazione socio-economica del tempo e soprattutto delle condizioni di vita della gente a cui si riferiscono.

Durante il domino della Serenissima si verificano importanti cambiamenti anche nel lavoro dei campi, soprattutto nella scelta delle colture per cui si diffonde la coltivazione del mais. Ma si verifica anche un altro fatto: l’inizio dell’emigrazione, prima verso Venezia e poi verso altri paesi d’Europa.

Caduta la Repubblica Veneta nel 1797, inizia il periodo Napoleonico, breve ma segnato da requisizioni e ruberie (documentate anche nei registri d’anagrafe parrocchiale).

Successivamente al trattato di Campoformido (17 x 1797), Friuli e Veneto passano alla dominazione Austriaca che si insediò nel giugno 1798 durando, in vario modo e mai tranquillo, sino al 1815 con la nascita del “Lombardo Veneto”.

DAL LOMBARDO VENETO AD OGGI

Nel frattempo la popolazione di Caneva sale a circa 4000 abitanti anche se è questo il periodo della seconda ondata d’emigrazione, rivolta verso le terre dell’impero Austro-Ungarico (Ungheria, Slovenia, Stiria, Romania), che culmina nella terza ondata delle partenze di massa degli ultimi anni del 1860, verso l’America latina, a cavallo quindi del plebiscito dell’ottobre 1866 successivo alla fine della terza guerra d’indipendenza italiana, che vede Caneva annessa al Regno d’Italia.

In quel momento l’economia del luogo è costituita principalmente dall’agricoltura, dalle attività estrattive, che facevano del Canevese il massimo centro friulano per il calcare ed il carbonato di calcio, dalle due filande di Stevenà e Caneva, dalla produzione e commercio del carbone, dall’edilizia –che ha sempre rappresentato la più tipica tradizione di lavoro polare.

In questa condizione si va verso le vicende belliche degli ultimi due conflitti mondiali, che segnano per la comunità momenti difficili, soprattutto a seguito dell’invasione austro-tedesca del 1917 conseguente alla disfatta di Caporetto, nella Prima Guerra Mondiale. La situazione di crisi post-bellica si aggrava con il successivo travagliato periodo fascista, preludio alla Seconda Guerra Mondiale, l’infausto epilogo della quale culmina con il riscatto nella lotta di Liberazione, particolarmente attiva nel territorio che subisce angherie d’ogni tipo. La ripartenza è dura e segnata dalla “quarta ondata di emigrazione” questa volta  verso Belgio, Francia, Germania, Svizzera.

Oggi Caneva è uno dei 51 comuni della Provincia di Pordenone, inserita nella Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia.

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