Mulini e Segherie - Polcenigo

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Mulini, segherie, folli da panni e battiferro - Polcenigo

Antichi mestieri

La zona dell'attuale Comune di Polcenigo presentava in passato un numero rilevante di mulini (almeno dodici, anche se non funzionanti nello stesso periodo) e di altri opifici che utilizzavano l'acqua come forza motrice (un batti ferro, tre o più probabilmente quattro folli da panni, almeno tre segherie).
Si tratta di un numero considerevole sia in assoluto, sia in rapporto all'estensione del territorio, sia infine in relazione al numero degli abitanti che vi risiedevano. Un'abbondanza di opifici idraulici che si spiega soprattutto con la quantità di acque a disposizione.

Quando, dove e da chi fu costruito il primo opificio idraulico polcenighese è purtroppo cosa sconosciuta. Sappiamo però che nel diploma con il quale l'imperatore Ottone I donava al Vescovo di Belluno "alquanta terra" nel polcenighese (anno 963), si parla espressamente di mulini.
Di un mulino si parla anche in uno dei documenti più antichi riguardanti Polcenigo, risalente al 10 giugno del 1200; quindi circa ottocento anni fa c'era già sicuramente un mulino funzionante quasi sicuramente posto sul Gorgazzo, a poca distanza dal castello. Due mulini compaiono invece in un documento del 7 gennaio 1356.

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Vecchi ingranaggi di uno dei mulini visitabili

E' comunque in epoca medioevale che avviene un fatto di decisiva importanza per la storia degli opifici idraulici di Polcenigo: l'escavazione, probabilmente ad opera dei giurisdicenti locali, di una roggia che deviava parte delle acque del Gorgazzo subito prima che giungesse in prossimità dell'attuale Piazza Plebiscito, il "Gorgazzetto".
Il Gorgazzetto sarebbe stato costruito prima del 1375 e proprio su di esso vennero edificati nel tempo diversi opifici idraulici, almeno sei tra mulini, folli da panni, segherie e battiferro.

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L'abbondanza di acque del luogo spiega la presenza di un numero così elevato di mulini a Polcenigo

E' soprattutto a partire dalla seconda metà del '500, quando la documentazione si fa più fitta, che degli opifici idraulici si hanno maggiori e più precise notizie. Cominciano a comparire anche le denominazioni che distinguono i vari mulini (Molino di Livenza, Molino di Slas, Molino di Sottocroda,…).

Il "Catastico" del 1687 elenca per Polcenigo ben otto opifici funzionanti, alcuni dei quali plurifunzione. Un panorama diverso lo ricaviamo dai "Sommarioni" del Catasto Napoleonico (1808-1810) dal quale risulta che i mulini erano cinque, tre dei quali posseduti da diversi Conti di Polcenigo.
C'erano poi anche una segheria e un battiferro. I Sommarioni rilevano anche un filatoio per la seta, gestito dal conte Francesco del fu Ottavio di Polcenigo e dal dottor Carlo Carini, che sfruttava l'acqua del Gorgazzetto.

Il filatorio ebbe notevole fortuna (produceva raffinate calzette di seta), ma vita piuttosto breve visto che nel secondo quarto dell'Ottocento già non lavorava più.
Intorno al 1837, scompare il Mulino di Livenza e i centri molitori a Polcenigo si riducono a quattro.
Verso la metà dell'Ottocento la situazione muta di nuovo con la costruzione di due edifici molitori a San Giovanni sulla Fontaniva e sul Rio Morettine, e con l'aggiunta alla segheria di un altro mulino.

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Il Mulino Modolo e il Mulino Faletti-Sanchini conservano ancora l'attrezzatura molitoria e possono essere visitati

Un ultimo sintetico quadro sulla situazione ci viene da un'opera dei primi del '900 che rileva che il Gorgazzo dava complessivamente movimento a cinque mulini e un batti ferro, altri due mulini erano installati sulla Roggia Fontaniva.
Prima della Grande Guerra, ma soprattutto tra il primo e secondo conflitto mondiale, diversi opifici chiusero per mancanza di lavoro, un colpo mortale ai mulini potrebbe essere venuto dalla costruzione del mulino elettrico di San Giovanni, intorno agli anni Venti. L'ultimo mulino in attività, quello gestito da Livio Modolo, fini mestamente di macinare nel 1985.

Due soli mulini sono sopravvissuti fino ad oggi, conservano l'attrezzatura molitoria e possono essere visitati.

Il Mulino Modolo, l'ultimo funzionante, risultava già nel '600 posseduto dalla famiglia dei Conti Fullini ed è situato sul Gorgazzetto, ramo artificiale del Gorgazzo, poco distante dal centro del paese, lungo Via Coltura.

Il Mulino segheria Faletti - Sanchini si trova a un centinaio di metri di distanza. L'edificio molitorio fu affiancato verso gli inizi del '900 ad una preesistente segheria, la quale a sua volta era stata costruita dai Conti accanto ad un antico follo da panni, documentato già nel '500 e scomparso nel '700.

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