Santuario della Santissima - Coltura, Polcenigo

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Santuario della Santissima - Coltura di Polcenigo

Luogo di culto da tempo immemorabile

Il Santuario della Santissima è un edificio di origini molto antiche.

Una leggenda narra che nel 437 dopo Cristo qui sarebbe apparsa la Trinità all'imperatore Teodosio, che avrebbe sollecitato Papa Sisto III affinché edificasse un sacello nel luogo del'apparizione.

Diversi studiosi sono comunque convinti che la zona ospitasse culti paleocristiani e forse preromani legati alla presenza delle acque sorgive del Livenza. Sembra che una popolazione preromana (I Ceti o i Paleoveneti) avrebbe utilizzato il luogo per cerimonie in favore della fertilità e della fecondità.
I Romani avrebbero fatto proprio questo culto, e nello stesso modo si sarebbe comportata nel Medioevo la Chiesa cattolica.

Già nel '400 si ha notizia di una sorta di fiera che si teneva nei pressi della Chiesa in occasione della festività della SS.Trinità.
Nel '500 la chiesa era frequentatissima da devoti pellegrini che vi venivano per cercare grazie legate alla fecondità maschile e femminile; il flusso delle persone era tanto cospicuo quanto disordinato.

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Per controllare la situazione nel 1588 furono fatti venire dal convento di San Francesco della Vigna a Venezia alcuni frati francescaniosservatori col compito di costruire un convento e di gestire la devozione intorno alla Santisima. I frati rimasero alla Santissima fino al 1769 quando la Repubblica di Venezia soppresse, tra tanti altri piccoli o piccolissimi conventi, anche quello della Santissima.
Nel 1772 i conti di Polcenigo acquistarono dalla Serenissima i resti del monastero e la chiesa per 750 ducati, con obbligo di manutenzione e di provvedere alla messa festiva.
Nel 1885 i conti donarono la chiesa alla parrocchia di Polcenigo. Tra il 1921 e il 1922 vi fu un lungo e aspro conflitto tra le Parrocchie di Polcenigo e Coltura per il possesso della Chiesa della Santissima; il conflitto fu risolto dall'intervento del Vescovo che assegnò la Chiesa a Coltura.

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Attualmente la Chiesa si presenta nelle forme imposte da rifacimenti di stampo controriformistico realizzati nel tardo '500 o agli inizi del '600. Preceduto da un ampio porticato ad archi, l'interno è formato da un'unica navata di grandi dimensioni. Il seicentesco altare ligneo intagliato e dorato della bottega cenedese dei Ghirlanduzzi ospita una pregevole ancona di Domenico da Tolmezzo, datata 1494, che rappresenta la Santissima Trinità circondata da Angeli.
Su un altare laterale si nota una statua della "Madonna col Bambino" alla quale nei tempi passati si recavano a chiedere grazia le donne che non riuscivano ad allattare e che perciò era detta "Madonna del latte". Nella sacrestia sono conservati i ceppi ferrei che la tradizione vuole siano quelli portati come ex voto dai conti Marzio e Gio Batta di Polcenigo dopo la liberazione dai Turchi (1608).

A breve distanza dalla Chiesa sorgono due segni religiosi minori. Il primo è un'edicola dedicata alla "Madonna Immacolata", ai piedi della quale scaturisce una piccola sorgente, la cui acqua era ritenuta miracolosa per proteggere la vista (la gente la usava per bagnarsi gli occhi) e per propiziare la fecondità umana.

Il secondo, dedicato a San Francesco, è un'elegante struttura sacra edificata nel 1639, come si può leggere sull'architrave, probabilmente per iniziativa dei frati del vicino convento francescano.

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