Parco di Villa Varda - Brugnera

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Villa Varda - Brugnera

Natura e Architettura

Il nome Villa Varda deriva dal toponimo di origine germanica e formazione medioevale warda, tradotto in italiano in "Guarda" o "Guardia" ed associato a diversi significati: "luogo d'osservazione"; "postazione di guardia"; "luogo di vedetta".
Questi significati sarebbero pienamente giustificati dalla posizione privilegiata del luogo, posto nei pressi del fiume Livenza e la tesi della presenza di una qualche opera a guardia dell'abitato o delle strade o del vicino fiume, considerato anche il ruolo strategico che questa località ha assunto nei secoli scorsi.
Nella seconda metà del '400 i nobili Mazzoleni acquistarono dai Conti Principi di Collalto e dai Conti di Porcia le proprietà agricole del borgo di Guarda (o Varda) e vi costruirono la villa patronale: da quel momento, si cominciò a parlare di "Villa Varda".
Il parco assunse l'attuale configurazione nella seconda metà dell'800, quando Carlo Marco Morpurgo, acquistò la tenuta ed avviò gli interventi di ristrutturazione degli edifici e di sistemazione paesaggistica secondo gli stilemi del parco all'inglese. Così sistemato e come si presenta oggi, il parco era ed è considerato uno dei migliori esempi del gusto dell'epoca.

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Il parco e la sua vegetazione

Il parco si estende su 18 ettari lungo il corso del Livenza e non presenta una disposizione regolare bensì del genere pittoresco-informale con l'eccezione delle aiuole a ricami di piante e fiori presso l'edificio che dovevano essere stilisticamente in sintonia con la veste rinascimentale della villa, come voleva la precettistica di fine Ottocento. Attorno ai giardinetti vi sono alberi ad alto fusto (rigogliosi cedri), che digradano verso boschetti con piante tipiche della bassa pianura friulana, permettendo all'occhio del visitatore di spaziare a cogliere i piacevoli effetti paesaggistici.
Chi progettò questa incantevole oasi non mancò di sfruttare le qualità intrinseche del luogo per valorizzare gli incantevoli effetti già naturalmente presenti. Sul retro della villa, infatti, la visuale abbraccia in primo piano il piccolo giardino a parterre, e poi oltre la balaustra in pietra spazia libera verso il fondale di ombrosa fitta vegetazione, interrotto da un varco da cui penetra la luce, riflessa e modulata grazie alla corrente del fiume.

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Elemento dominante del parco sono i viali di tigli (alberi dai fusti esili e slanciati) che strutturano geometricamente l'intera area, facilitando gli usi agricoli e incorniciando i prati secondo una configurazione geometrica. Questa scelta sottolinea il carattere autenticamente agreste, lontano da intenti retorici dei nostri giardini. Si tratta quindi di una peculiarità del parco ottocentesco veneto-friulano, che interpretava a suo modo i canoni del giardino romantico inglese, adeguandoli alle disponibilità e alle tradizioni locali.
Il parco è un susseguirsi e un rincorrersi di rigogliosa vegetazione. Le specie di piante appartenenti alle Gymnospermae (l'albero dei 40 scudi, alcuni gruppi di cedri, alcuni tipi di pino, il cipresso, il tasso ecc.) sono 15, mentre quelle che appartengono alle Angiospermae, (alcuni tipi di pioppi, il salice, l'ontano, la farnia, il nocciolo, il faggio, il gelso, il ciliegio, l'albero di Giuda, la robinia, l'acero e molti altri) sono 51.

Il bosco, che riveste diffusamente gran parte del parco, è inoltre ricco di piante autoctone (originarie della zona) quali carpini, olmi, aceri, salici e pioppi. Purtroppo dell'impianto originario del parco rimangono pochi esemplari. Tra questi, però, ve ne sono alcuni di grande importanza per rarità botanica e/o dimensione:

- Lo splendido librocedro (Librocedrus decurrens) situato di fronte alla villa. Specie originarialo dalle montagne dell'Oregon e della California che venne introdotto in Europa solo nel 1853. La data prova che l'esemplare qui collocato è sicuramente uno dei più vetusti che si annoveri nella penisola italiana.
- la sofora (Sophora japonica) collocata sul parterre in riva la fiume. Questa specie è stata introdotta in Europa nel 1747 e, nel 1812, in Veneto.
- vari esemplari di fotinia (Photinia serrulata); pianta che, nei giardini del secolo scorso, era considerata una autentica rarità essendo stata introdotta in Europa solo nel 1802 e in Veneto nel 1842.
- alcuni notevoli esemplari di ginepro della Virginia (Juniperus virginiana) e di pino nepalese (Pinus wallichiana) che sono la testimonianza degli esperimenti, condotti nella nostra regione già dall'inizio del secolo, di introdurre specie forestali esotiche.

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Elementi architettonici

Il parco di Villa Varda presenta, inoltre, significativi elementi architettonici che sono garanzia della suggestione che il connubio fra natura ed intervento dell'uomo riesce talvolta a dare. Questi edifici, avvolti in un unico spazio connettivo costituito dal verde del parco, sono stati costruiti in epoche diverse e consentono, lungo il percorso di visita alla Villa, soste e riflessioni sulla storia e sulla natura.

- l'aranciera a cinque arcate, con soprastante terrazza e balaustra in pietra, situata a breve distanza dal corpo centrale della villa. Si tratta di una serra costruita nel primo Novecento e restaurata dall'architetto Rupolo, nata come serra fredda per la protezione invernale delle piante esotiche (stando alla documentazione fotografica), e per essere utilizzata come salotto all'aperto nella stagione estiva.
- la cappella seicentesca che contiene le spoglie del suo edificatore, Fabio Mazzoleni. Già esistente al tempo del riassetto definitivo del parco, restaurata dall'architetto Rupolo e affrescata dal pittore T. Donadon all'inizio del secolo in forme neogotiche su un edificio preesistente fatto erigere nel 1670 dai proprietari di allora, i Mazzoleni.
- la ghiacciaia (la jassera, come veniva chiamata), nella cui parte interrata venivano accumulati neve e ghiaccio per la conservazione degli alimenti. Nel 1932 vi fu costruita una torre merlata, contenente un serbatoio dove veniva accumulata l'acqua per l'irrigazione del giardino e l'alimentazione delle due fontane.
- il mausoleo che raccoglie le spoglie dei Morpurgo, proprietari di Villa Varda fino al 1943.una serie di edifici destinati alle attività agricole (fra le quali anche quello destinato all'essicatura dei bozzoli, coltivazione sviluppata anche a Villa Varda), che completano il complesso. Tra questi, merita di essere nominato il Canevon. Edificato all'inizio dell' 800 (è assente da una mappa militare napoleonica del 1798-1805, mentre è presente nel catasto austriaco del 1830-1850), in origine doveva essere una cantina (da cui il nome).
Successivamente fu invece destinato a stalla, con l'aggiunta di alcuni corpi. Attualmente l'edificio è stato restaurato ed è stato riportato alle linee originali, ripristinando l'annesso "giardino delle rose".

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L'aranciera

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Cappella Seicentesca

Per informazioni su Villa Varda e il suo parco:

Visita il sito www.villavarda.it

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